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Ecco quello che rende l’Università totalmente inutile, per un giovane che vuole trovare lavoro oggi, senza farsi mantenere a vita dai genitori

5 - 10 ' di lettura


universita inutileL’altra mattina, dopo una notte fin troppo breve per i miei gusti, ho lasciato mia figlia a scuola e mi sono regalata il terzo caffè nella speranza che fosse quello buono per riuscire finalmente a svegliarmi.

Con gli occhiali calati a nascondere le occhiaie sfogliavo distrattamente il giornale, seduta accanto ad una coppia di maturi signori che discutevano animatamente in dialetto veneto stretto.

“Sèto quae che a xe a verità?
A verità xe che sti tosi noi gà voja de far niente”
[n.d.t. “Sai qual è la verità?
La verità è che questi ragazzi non hanno voglia di fare niente”]

Ero piuttosto curiosa di capire cosa li avesse fatti così indignare perciò mi sporgo un po’ più verso di loro e ascolto attentamente.

Siccome la versione veneta originale portava qualche invocazione a santi e madonne di troppo, ti riporto la versione politicamente corretta e italianizzata, che suonava circa così:

Questi ragazzi è inutile che continuino a menarla che non c’è lavoro. Non hanno voglia di lavorare, questa è la verità. Generazione di bamboccioni senza nessuna voglia di lavorare. Questo sono i ragazzi di oggi, altro che storie! Ai miei tempi i ragazzi avevano dei valori, avevano dei principi e degli ideali. Adesso è tutto morto. Per forza che le cose non possono che andare sempre peggio…”

Insomma, l’ira funesta era stata scatenata da un articolo di giornale locale che raccontava di una ragazza che era stata chiamata per un colloquio. Solo che lei si era rifiutata all’ultimo di andarci perché era impegnata a comprare i mobili per l’appartamento che suo papà le aveva regalato da poco.

Ora, in effetti se la ragazza in questione fosse stata mia figlia, quattro schiaffi ben piazzati mi sarebbe venuto voglia di darglieli, altro che regalarle un monolocale!

Ma il punto è un altro. Il punto è che per una ragazza così, il mio lavoro me lo conferma ogni santo giorno, ci sono altri 10 ragazzi volenterosi, determinati, disposti a fare ogni sacrificio pur di trovare lavoro MA non ci riescono.

Il problema è così cronico che noi “adulti” ci siamo persino inventati un nome per catalogarlo. Così da anni ormai i giornali blaterano a proposito dell’inquietante fenomeno dei NEET, i giovani che né studiano né lavorano. Quei giovani che sono sospesi in un limbo fatto di lavoretti, stage mal- o per niente – pagati e continuano a dipendere dagli sforzi e dai portafogli dei genitori.

Un flagello sociale per ovvie ragioni, a partire dal fatto che i loro genitori non saranno in grado di mantenerli per sempre.

Economisti, sociologi, psicologici discutono ipotesi sulla decadenza dei valori, sul mondo disgregato, sull’educazione e su mille altre cose.

Ma nessuno si rende conto che il punto è un altro ed è molto più concreto.

Il problema, riassunto in poche semplici parole è questo:

avere un titolo di studio NON significa avere le abilità necessarie per cercare lavoro.

Te la dico in altro modo perché è una questione di fondamentale importanza:

cercare lavoro è un’abilità, un insieme di conoscenze che DEVI avere per poter riuscire nel tuo intento di trovare lavoro.

Nessuno in giro si sognerebbe mai di dire “Hei, siccome hai compiuto 18 anni adesso in automatico sai guidare l’auto. Tieni le chiavi, buon viaggio”.

Sarebbe da folli pensare di mettere in strada un ragazzo che, solo per il fatto di aver raggiunto un’età, automaticamente si ritrova nel cervello tutti i file necessari per saper guidare. Non trovi?

Invece, chissà come mai, tutti si aspettano che siccome tu hai una laurea allora dovresti anche automaticamente sapere come fare a cercare lavoro.

Sentiamo: quanti esami hai fatto nel tuo corso di laurea per imparare a trovare lavoro?

Quanti minuti, non dico ore, sono state dedicate nel tuo corso di laurea ad insegnarti come affrontare il mondo FUORI dall’università?!

Come supponevo. ZERO!

 

1. “Ah i giovani d'oggi!”

Se sei un giovane neolaureato che si sta affacciando per la prima volta nel mondo del lavoro e sei disperatamente a caccia del tuo “perchè” lavorativo, ti sarai sicuramente imbattuto nel (in apparenza) terribile confronto con le cosiddette “vecchie generazioni”.

Molto probabilmente avrai avvertito un certo senso di inadeguatezza nel paragonare la tua condizione attuale con quella, magari, di un tuo parente o conoscente che si è confrontato con i tuoi stessi problemi ma in tempi diversi.

La domanda viene spontanea: “Perché loro hanno trovato la loro strada subito e io no?”.

Potremmo liquidare il problema con la frase di sempre, con quella tanto abusata frase che va bene in qualsiasi contesto e che in un qualche modo sembra spiegare tutto e riassuntivamente:

Ah i giovani d'oggi!

I giovani d'oggi sono spesso contestati di essere poco concreti, disorganizzati e scarsamente impegnati.

Di qui la figura del “fannullone”, etichetta che non solo non risolve il problema ma in più fa anche il grosso danno di svilire e disincentivare chi avrebbe bisogno dei giusti stimoli e delle corrette informazioni.

Ti propongo, allora, di andare più a fondo e di capire perchè si sia fatta avanti questa idea del giovane scansafatiche e se sia realmente così.

 

2. Ordine, disordine oppure: un nuovo ordine.

Io sono uno di quegli ormai vecchi esemplari di “ingegnere vecchio ordinamento”. I giovani di oggi ormai lo ricordano a stento ma fino a poche decine di anni fa i corsi di laurea erano pochissimi e frequentati da una bassa percentuale della popolazione.

Ad un certo punto il boom: nuovi indirizzi, interfacoltà, corsi di laurea breve, master e chi più ne ha, più ne metta.

Improvvisamente tutti i gusti sono stati soddisfatti e il numero dei laureati si è moltiplicato esponenzialmente.

Tanti dottori in tutte le più svariate discipline ma non altrettanti posti di lavoro.

O, meglio.

Non altrettanti sbocchi lavorativi. Condivisi. Accettati.

Sì, perchè il punto è stato ed è questo.

Il sistema precedente (quello delle “vecchie generazioni”) era più rigido e selettivo ma strutturato in modo da garantire a quei pochi che si fossero imbarcati nel percorso di laurea, di uscirne con un biglietto della lotteria vincente: il lavoro garantito.

Poche discipline, pochi laureati, pochi -ma certi- sbocchi lavorativi.

Ad esempio, un tempo il dottore in Giurisprudenza sapeva che dopo la laurea avrebbe fatto l'avvocato, il notaio o il magistrato.

Lo sapeva lui e, soprattutto, lo sapevano tutti.

Con la proliferazione dei laureati e degli studi universitari questo automatismo è venuto meno.

Da un lato, i posti di lavoro disponibili nelle discipline tradizionali (Giurisprudenza, Medicina, Ingegneria e Economia) sono divenuti insufficienti e, così, quella fetta di mercato si è saturata.

Dall'altro, il sistema si è trovato impreparato ad accogliere i neolaureati in discipline “nuove”. Difficilmente, insomma, chi ha intrapreso corsi di laurea a cavallo, ad esempio, tra economia e tutela dei beni culturali, si è trovato una bella offerta di lavoro che cercava proprio la sua figura.

Ciliegina sulla torta, mentre l’università fatica a rimanere al passo dell’evoluzione tecnologica, sono sbocciati come funghi dopo un acquazzone una quantità enorme di posti di lavoro per professionalità SCONOSCIUTE alle istituzioni – e dunque anche ai giovani che hanno solo frequentato l’università, convinti che questo fosse sufficiente per assicurarsi un lavoro!

E, allora, cosa fare?

Anzitutto, si deve prendere atto che la vera ragione dell’insicurezza giovanile per il futuro professionale è dovuta al crescere della complessità del mercato, non alla poca volontà dei ragazzi (non di tutti, quantomeno).

E’ sparita l'uguaglianza laurea= sbocco lavorativo (e, quindi, posto di lavoro) assicurato ma all’università nessuno sembra essersene accorto o quanto meno nessuno te lo dice.

 

3. Non c'è ordine senza obiettivo.

Per uscire in modo efficace dal problema quindi, il primo passo è guardare alla realtà dei fatti: il mondo fuori dall’università è cambiato in modo drastico rispetto a quello che ricordano i tuoi genitori. Perciò lascia che noi sciocchi adulti brontoliamo di quanto “era meglio una volta” e di quanto “eravamo più bravi noi” e occupati invece di prendere in mano tu, in prima persona, il timone della tua vita.

Innanzitutto smetti di pensare che sei spacciato, che non c’è speranza e che sei destinato ad una vita di lavoretti malpagati.

Comincia invece a pensare che il caos, il disordine che ti sembra di vedere nell'attuale mercato del lavoro possa essere riletto secondo un “nuovo ordine”.

Per fare questo, per ri-ordinarti nel nuovo sistema devi lasciarti alle spalle i vecchi schemi e rinunciare all'idea che, come un tempo, il lavoro arriverà automaticamente dal cielo non appena la laurea sarà raggiunta.

Attenzione, però: rinunciare a questo non significa affatto accontentarsi delle briciole e accettare di fare la fame.

Vuol dire, piuttosto, pensare che se il lavoro non viene più offerto su un piatto d'argento, possiamo essere noi stessi a crearcelo.

E per fare questo bisognerà prima di tutto avere chiaro l'obiettivo che si vuole raggiungere.

L'obiettivo è quella linea guida essenziale che ti consente di affrontare con serenità ogni tipo di percorso a lungo termine.

Finchè si è all'Università, infatti, non ci sono grossi problemi perchè l'obiettivo è ben chiaro a tutti: laurearsi.

Addirittura, un tempo, l'obiettivo era chiaro anche dopo la laurea perchè, come ho detto sopra, ad ogni corso universitario corrispondevano pochi e prestabiliti sbocchi lavorativi.

Adesso che le cose sono cambiate, una volta laureati, l'obiettivo non è già lì, pronto ad aspettarci appena usciti dalla porta della Facoltà.

Ed è questo a creare quel senso di inadeguatezza che spesso assale i giovani il giorno dopo che hanno finalmente conquistato la tanto desiderata corona di alloro.

L'obiettivo, oggi, bisogna darselo da sé. Devi dartelo tu per te! Non ascoltare le voci di quello che dicono “i vecchi”, gli adulti. Perché le loro informazioni di “come si è fatto sempre” oggi non funzionano più.

E questa non la devi vedere come una condanna ma come un'opportunità di realizzazione straordinaria!

L’opportunità di costruire la tua vita, la tua dimensione professionale senza aspettarti che siano altri a farlo al posto tuo.

Ovviamente per fare tutto questo è necessario avere un bagaglio di informazioni per sapersi muovere con sicurezza nel mercato del lavoro e per saper fissare un obiettivo che sia aderente alle tue attitudini, alle tue conoscenze, ai tuoi studi (e non meno importante, ai tuoi sogni) ma anche concretamente realizzabile.

Per non lasciarti in balia di queste acque oscure e movimentate ti ho creato un corso online che ti aiuterà passo dopo passo a porre le basi per creare il tuo nuovo obiettivo personale. E’ un corso gratuito perché ci sono informazioni che sono davvero indispensabili da avere e per come la vedo io, tutti devono poterle conoscere.

Vedrai che una volta fissato l'obiettivo non ti sentirai più così inadeguato rispetto alle vecchie generazioni. Anzi, ti sentirai motivato ed elettrizzato all'idea di raggiungerlo!

Che aspetti allora? Scaricati subito il mio corso “Un Lavoro che vale: trovarlo, migliorarlo, cambiarlo." andando su www.unlavorochevale.it

Erica Zuanon
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