Intervista ad Aldo Mencaraglia, ideatore di ItaliansInFuga.com
- Hai creato e gestisci un blog di successo contenente servizi, consigli, storie di vita vissuta per chi intende uscire dal suolo italico. Come è nato il progetto? Cosa ti ha stimolato ad avviarlo?
L’idea è nata 2 anni fa. Volevo iniziare qualcosa di diverso dalla mia solita attività professionale, ovvero analisi statistica, e internet mi ha sempre appassionato. Il nome me l’hanno suggerito sia la rubrica di Beppe Severgnini, Italians, che il sito Cervelli in fuga. Con Italians In Fuga intendo generalizzare una situazione che coinvolge non solo dottori e ricercatori, ma, sempre di più, italiani con in mano qualsiasi titolo di studio.
- Poniamo che io sia un ragazzo al termine dell’università. Possiedo un curriculum scolastico valido, e ho voglia di cercare lavoro nel mio paese per entrare in una grande azienda.. però l’idea di un viaggio fuori dall’Italia mi tenta. Cosa diresti per convincermi ad affrontare l’esperienza all’estero?
Ti sugggerirei, se lo senti dentro, di partire il prima possibile. Più sei giovane, e meno sei vincolato, hai pochi legami. Di non pensare solo a un accrescimento professionale in senso stretto, ma a un'esperienza di vita, cibo per l'anima più che per la mente. Dopodiché consiglierei di fare un minimo di ricerca, per scoprire quale sia la meta che possa fare al caso specifico. Ad esempio, In Europa non c’è bisogno del visto, ma i luoghi sono meno avventurosi ed esotici. Se sei amante della cultura mediterranea, l'optimum è la Spagna. Una persona può partire per l'Australia con visto vacanza-lavoro di un anno, che consente di lavorare a chi ha meno di 31 anni. Unica condizione: non si può rimanere presso un solo datore per più di 6 mesi, quindi si è obbligati a cambiare lavoro almeno una volta nel corso dell'anno.
- In Italia è uscito lo scorso anno un saggio dal titolo poco edificante "Non è un paese per giovani" intendendo ovviamente la nostra penisola. In un post del tuo blog si legge invece "Australia paese per giovani". Quali elementi credi la qualifichino come tale?
Il discorso può essere certamente esteso per l'Inghilterra e tutti i paesi scandinavi. I giovani vengono responsabilizzati molto prima. Una questione culturale che parte dall’adolescenza. L’università inizia un anno prima, e in genere la si frequenta in un paese diverso da quello di origine. Intorno i 19 anni cominci la carriera universitaria, e verso i 23 l'hai già conclusa. Difficilmente si finisce fuori corso. Chi non va all'università, esce da casa appena trova un lavoro. Cosicché intorno ai 23 anni la maggior parte dei britannici, scandinavi e australiani sono indipendenti. La questione si traduce nel mondo del lavoro: nel giro di qualche anno a chi mostra di avere talento vengono affidate responsabilità gestionali-manageriali, la conduzione di squadre, idee, progetti. Pensando alla politica, i due candidati principali alle elezioni sono sotto i 50 anni. E non ho mai conosciuto un manager più vecchio di 55 anni. Passato il giro di boa decidono solitamente di diventare consulenti, o si mettono in proprio, oppure vanno in pensione. Non esiste l'attaccamento alle poltrone, il ricambio generazionale è la norma.
- Hai notato dei mutamenti nell’atteggiamento delle nuove generazioni, rispetto ai tuoi coetanei dei primi anni ‘90 durante i quali hai cominciato a viaggiare?
Non mi sembra esistano grandi differenze tra le diverse generazioni, la tecnologia disponibile facilita le persone preparandole e informandole su cosa vanno incontro, quindi non è più necessaria una forte incoscienza come un tempo. Ma lo spirito di un ventenne è sempre quello: una forza che prescinde dalla questione generazionale.
- E degli intrepidi che anche tra mille difficoltà decidono di rimanere in Italia o tornarci perché vogliono credere nel loro paese per farne un posto migliore cosa ne pensi?
Che meritano ammirazione e rispetto. Ognuno deve seguire ciò che sente dentro. Per tanti l’estero può essere la risposta, per molti altri no. Il mio blog illustra tanto gli aspetti positivi che quelli negativi di una tale scelta. E in ogni caso, non propongo solo di fuggire, ma anche di intraprendere un’esperienza formativa importante. Italiansinfuga tenta in definitiva di aiutare le persone a scoprire i propri sentieri di crescita personale. L’Italia offre molta eccellenza, è un epicentro mondiale di storia, cultura e creatività da cui attingere, e resta ancora una nazione ottima dove andare a vivere.
Giulio Xhaet
Foto di Stile.it
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