Offerte lavoro



 
 

 

Ebbene si! Mi occupo di Employer Branding

2 - 4 minuti Tempo di lettura

occuparsi di employer branding

Il tutto è iniziato con l'ideazione di un osservatorio permanente che dal 2002 studia la percezione e l'atteggiamento dei neolaureati italiani rispetto alla formazione universitaria, al mercato del lavoro e all'immagine aziendale come luogo di lavoro (appunto employer branding).

Dal 2002 fino al 2008 lo studio è proceduto speditamente archiviando una serie storica di dati importanti, tanti articoli e interviste da parte di quotidiani e riviste oltre a un sempre maggiore interesse da parte delle aziende.

La crisi del 2008, però, arrivò a scombussolare il mercato e tutte le certezze che si avevano rispetto al futuro anche a breve termine. Le domande e i dubbi cominciarono ad essere sempre maggiori andando a incidere in modo sostanziale sull'occupazione e sul mercato del lavoro.
Un'inversione a U si prospettava per tutti gli attori del panorama economico. Cosa sarebbe accaduto alle relazioni tra aziende, dipendenti e potenziali dipendenti?Anche io rimasi spiazzato e con i ragazzi del Cesop cominciai a riflettere sulle conseguenze di ciò che stava accadendo.

A darmi il codice per decodificare la situazione e percorrere una nuova strada fu un alimento.

Un caffè!

Eravamo in riunione per affrontare questi argomenti e in quel caso si teneva a Bologna. All'ordine del giorno si doveva trattare la pianificazione degli sviluppi del Best Employer of Choice in conseguenza della situazione economica del Paese. Dopo due ore ci si ritrovò in stallo. L'employer branding in una condizione come questa rischiava di perdere il suo senso naturale. Il dover lavorare sull'immagine delle aziende come luogo di lavoro in un contesto in cui le aziende avevano più l'esigenza di licenziare che di assumere non si era mai presentato prima in Italia e noi non riuscivamo a trovare la giusta chiave di lettura.

Lo stallo richiedeva una pausa e fu scontato fare il sempre gradito coffee break. A pensarci bene il caffè è l'alimento che si sposa meglio con il lavoro e mai fu più
azzeccato il pensiero. La macchina del caffè era una di quelle che macinano i grani al momento per mantenere la fragranza inalterata. I chicchi si vedevano nel macinino in modo distinto e quel profumo di tostatura mi fece venire in mente la produzione di quella “droga” del sud del mondo.

Il caffè acquista sapore solo dopo la tostatura mentre prima non ha nessun appeal. Non ha sapore e il colore non è affatto allettante. La tostatura e la miscela sono fondamentali per la riuscita del prodotto finale. Chi lo lavora deve conoscerlo, amarlo ed essere felice di trattarlo. Il caffè napoletano è amato anche per l'amore che chi lo lavora e lo prepara gli infonde. Un po' come avviene per le aziende. Nessuno acquisterebbe un prodotto se ritenesse che a produrlo siano stati individui scontenti e che non hanno passione per quello che fanno.

Ecco, quindi, che le aziende anche nei periodi di massima contrazione dell'occupazione devono mantenere elevata la propria immagine come luogo di lavoro. Questa è la chiave vera che permette di aprire le porte della disciplina. L'employer branding non serve a reclutare o a selezionare le persone e neppure a gestire meglio i dipendenti. L'employer branding è prima e più in alto. È brand e contribuisce al miglioramento della marca generale dell'azienda. Ne è il pilastro. 

“Qualsiasi azienda è un organismo economico composto di persone e di beni volti al raggiungimento di un determinato scopo che si ottiene attraverso il lavoro. Promuovere l'azienda come luogo dove questo lavoro si svolge meglio che altrove equivale a promuoverne l'essenza stessa.” 

Quel caffè mi aiutò ad uscire da una empasse e mi permise di codificare una mia metodologia di azione pratica per svolgere le attività di employer branding a livello consulenziale. A quel caffè devo molto. A quel caffè ho deciso di dedicare la mia immagine. Quel caffè mi rappresenta, oggi, con un chicco come logo!

Giuseppe Caliccia
caliccia | 
www | 
linkedin


Autore di Guida pratica all’employer branding, Franco Angeli edizioni

Gallery