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Personal Branding, le mosse vincenti

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Come emerge dai dati di diverse ricerche internazionali, l’utilizzo dei social network nella ricerca di un lavoro, diventa sempre più prassi comune tra gli utenti della rete. Questo vale sia per le fasce più giovani che per quelle più mature della società.

Così come viene registrata una impennata verticale del numero delle aziende che si affidano alle risorse dei social network sia per cercare nuovi promettenti candidati a posizioni lavorative aperte, sia per creare nuove opportunità di business e aggiornamento professionale.

Uno degli aspetti fondamentali che un candidato sicuramente deve prendere in considerazione nel proporsi al mondo del lavoro attraverso il web è il Personal Branding che, secondo la definizione italiana “è la ragione per cui un cliente, un datore di lavoro o un partner ti sceglie”. Il Personal Branding è quindi un’utile disciplina che consente di mettere in luce le proprie esperienze professionali e competenze in rete a pubblici diversi tra i quali gli headhunter, nel caso si sia alla ricerca di lavoro. Una buona reputazione sul web rappresenta sicuramente un buon biglietto da visita, un’occasione per mettere in bella mostra le proprie passioni ed interessi, rendendoci maggiormente interessanti agli occhi del selezionatore. Una efficiente attività di personal branding aumenta le possibilità di entrare in contatto con persone e comunità, anche nel mondo reale ottenendo diversi vantaggi quali una maggiore credibilità, l’ampliamento del proprio network, la possibilità di essere invitati a eventi e iniziative (in alcuni casi riuscendo anche a beneficiare di sconti per promozioni commerciali).

In questo ambito, gli errori più comuni che abbiamo riscontrato in rete sono: la poca attenzione alle impostazioni visibilità/privacy; la poca cura della pubblicazione del proprio nome (nei social network professionali è preferibile evitare pseudonimi o abbreviazioni); la mancanza di riferimenti al proprio blog; il mescolare argomentazioni tipiche utilizzate in ambito amicale postandole ad un pubblico business; il rispondere in modo affrettato a tweet e provocazioni e, infine, il non pianificare l’attività online. Quali sono i consigli quindi per migliorare il proprio Personal Branding?

04_Personal_Branding_OKkPrima di tutto bisogna curare i contenuti; poi dimostrarsi capaci di esprimere idee chiare e forti: quindi sapere cosa si vuole comunicare, scegliere un tema che realmente ci interessa e mantenerlo sempre aggiornato, non essere generici (ovvero personalizzare le comunicazioni), curare i dettagli (verificare sempre le fonti, evitare il semplice copia-incolla), oltre a ricordare che la notorietà va di pari passo con la credibilità.

Sapere unire sempre forma e sostanza, ovvero mantenere un linguaggio chiaro, diretto e comprensibile sia per gli esperti sia per i non addetti ai lavori e utilizzare i social network conoscendone i pubblici di riferimento: creare Network differenziati e destinare i messaggi utilizzando uno stile di comunicazione pertinente. La pratica dello sharing mostra molto di ognuno di noi: cosa amiamo leggere, quali canali di informazione utilizziamo, quali sono gli interessi al di fuori dell’ambito lavorativo. Condividere queste informazioni con gli altri utenti sarà molto utile alla costruzione del Personal Branding.

Inoltre è importante “metterci la faccia”, ovvero essere presente online è fondamentale ma è ugualmente importante essere presenti fisicamente. Incontrare dal vivo le persone conosciute in rete è completamente diverso ed è necessario per la comunicazione su diversi livelli.

Infine è fondamentale condividere (fare “sharing”) e partecipare. La condivisione di contenuti è la forza innovativa del Web 2.0 e partecipare attivamente è importante per migliorare il proprio Personal Branding: chi aiuta gli altri in rete, chi mette le sue conoscenze tecniche o anche solo personali a disposizione e si rende parte attiva di una comunità acquisisce nel tempo affidabilità e competenza che metteranno in luce i talenti lavorativi attraendo così i cacciatori di teste e i recruiter.

 

Sabrina Mossenta

18 maggio 2012

Immagine linkedmediagrp

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