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Tesi in azienda e un periodo all’estero per essere competitivi

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Cammelli“La situazione quest’anno risulta assai più preoccupante dell’anno passato. E’ ciò che emerge dalla più recente indagine AlmaLaurea che ha coinvolto oltre 210mila laureati. Lievita sensibilmente la disoccupazione e non solo fra i laureati triennali, ma anche fra i laureati magistrali e specialistici a ciclo unico; diminuisce il lavoro stabile mentre le retribuzioni, già di poco superiori a 1100 euro ad un anno dalla laurea, perdono potere d’acquisto.” E’ il quadro tracciato dall’analisi di Almalaurea nell’intervista che ci ha rilasciato il Prof. Andrea Cammelli fondatore e direttore del consorzio interuniversitario.

Chi si sta laureando oggi cosa si trova davanti? Quando si può prevedere un rilancio delle assunzioni?
“I dati non sono incoraggianti, ma va ricordato che la condizione occupazionale e retributiva dei laureati resta migliore di quella dei diplomati di scuola secondaria superiore: nell’intero arco della vita lavorativa, i laureati presentano un tasso di occupazione di oltre 10 punti percentuali maggiore rispetto ai diplomati e la retribuzione risulta più elevata del 55%. Questo va ricordato non solo per dare fiducia a chi ha investito negli studi universitari tempo, passione, risorse, ma anche per i giovani diplomandi oggi davanti al bivio: vado/non vado all’università. Investire in istruzione vale sempre la pena”.

Sono ancora Economia e Ingegneria le lauree più richieste dal mercato del lavoro?
“Secondo l’indagine Excelsior-Unioncamere, tra il 2008 e il 2009, la domanda del settore privato di neolaureati registra una contrazione che non investe solamente i percorsi umanistico-sociali, ma anche quelli del settore economico-statistico che hanno sempre costituito una fetta assai ampia del complesso delle assunzioni. Ma a ridursi, sorprendentemente, in misura ancora maggiore è anche la domanda di ingegneri (-38%). Un’altra conferma arriva dall’osservatorio ‘congiunturale’ della banca dati AlmaLaurea che offre una disponibilità on line di un milione e 350mila curricula di laureati, tradotti in inglese, e che nel periodo 1998-2009 ha fornito ad aziende italiane ed estere quasi 3,5 milioni di curricula. Il primo bimestre 2010, rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente, mostra un calo nelle richieste di laureati del 31%; una contrazione della domanda che coinvolge la quasi totalità dei percorsi di studio, anche quelli solitamente al vertice dell’occupabilità: -37% nel gruppo economico-statistico, -9% in ingegneria”.

E' ancora lo stage il primo passo per l'inserimento? Ha cambiato le sue caratteristiche in questi anni?
“L’esperienza di stage ha cambiato le sue caratteristiche intanto dal punto di vista quantitativo. Il fatto che fra i giovani più freschi di laurea 53 su cento concludano i propri studi vantando nel proprio bagaglio formativo un periodo di stage in azienda, riconosciuto dal corso di studi (un numero triplo di quello registrato fino al 2000, prima dell’avvio della riforma), ci pare il segnale importante di una nuova stagione di riconoscimento reciproco e di collaborazione fra le forze più attente e sensibili del mondo universitario e del mondo del lavoro e delle professioni. I risultati, dal punto di vista del lavoro dopo la laurea, sono positivi: il vantaggio occupazionale determinato dall’esperienza di stage svolta durante gli studi supera i 7 punti percentuali, ovvero è occupato il 64% di chi lo ha svolto e il 57% di chi non l’ha effettuato”.

Che consigli darebbe a chi termina ora il percorso universitario?
“I consigli andrebbero dati prima: arrivare alla laurea con l’Erasmus e uno o più stage nel curriculum formativo, o con una tesi realizzata in azienda, può fare la differenza e su questo i giovani devono attrezzarsi. Dopo consiglierei di tentare da subito l’inserimento professionale, anche con esperienze temporanee all’estero, e di rinviare ulteriori periodi di formazione, da giocarsi nell’intero arco della carriera professionale. Non è semplice, tanto più quando si parla in modo generico e in un periodo economicamente difficile. In realtà più che ai giovani bisognerebbe dare consigli a chi deve garantire loro un futuro: perché non cominciare dal riconoscere incentivi alle aziende, anche medio e piccole, per l’assunzione di laureati? Molte realtà aziendali anche di piccole dimensioni, si sono rivelate capaci di riqualificarsi sul mercato nazionale e di riposizionarsi su quelli esteri, innestando capitale umano di qualità e così cambiando profondamente il modus operandi dell’azienda, senza mettere in discussione il ruolo dell’imprenditore. Qui sta la chiave per dare una prospettiva concreta ai tanti laureati capaci”.

Raffaella Giuri

27 luglio 2010

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