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Una bussola per orientarsi nella giungla degli stage

4 - 8 ' di lettura
di Eleonora Voltolina, direttore del sito www.repubblicadeglistagisti.it

bussolaPer entrare nel mondo del lavoro uno dei passaggi più frequenti è lo stage. Il numero degli stagisti cresce di anno in anno: erano poco più di 200.000 nel 2006, sono diventati oltre 300.000 nel 2008. Ma cos'è lo stage e come si fa a scegliere quello giusto, restando alla larga da fregature e vicoli ciechi?

L’imperativo è: informarsi. Conoscere i propri diritti e doveri permette di orientarsi nella giungla delle offerte, affrontare le difficoltà e portarsi a casa un'esperienza di stage realmente utile e formativa. Ecco una panoramica delle cose da sapere.

 

Stage e tirocinio sono la stessa cosa? Si può dire di sì, anche se ci sono alcune piccole differenze. Lo stage è volontario, o comunque facoltativo: ciascuno sceglie se e quando farlo. Il tirocinio è invece indispensabile come step di un determinato percorso formativo o professionale. Per esempio, alcune facoltà prevedono dei "tirocini curriculari" obbligatori, senza aver svolto i quali uno studente non si può laureare. In altri casi, invece, si parla di "tirocini extracurriculari", non essenziali ai fini del piano di studi (e quindi, tecnicamente, stage e non tirocini).

 

Cosa dice la legge. L’obiettivo dei tirocini è realizzare momenti di alternanza fra studio e lavoro e agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro. Il decreto ministeriale 142/1998 fissa alcuni paletti: per esempio il numero degli stagisti che ogni azienda può ospitare contemporaneamente, in relazione al numero dei dipendenti a tempo indeterminato. Le aziende che hanno fino a 5 dipendenti possono prendere un solo tirocinante alla volta; quelle con un numero di dipendenti tra 6 e 19, due tirocinanti; in quelle con oltre 20 dipendenti gli stagisti non possono essere più del 10% degli assunti. Il decreto pone anche quattro limiti rispetto alla durata massima degli stage. Il più breve è per gli studenti delle superiori: 4 mesi. Poi 6 mesi per i disoccupati e gli allievi di scuole professionali o di corsi di formazione post-diploma o post-laurea. Il gradino successivo è il più affollato: durata massima di 12 mesi per studenti universitari, dottorandi e masterizzandi, laureati, soggetti svantaggiati. E infine 24 mesi per i disabili. Nella convenzione di stage devono essere indicati i nominativi dei tutor, uno per il soggetto ospitante (il "responsabile aziendale") e l'altro per il soggetto promotore, a cui lo stagista potrà fare riferimento.
Vi sono anche Regioni che hanno legiferato in materia: per esempio l'Emilia Romagna, il Veneto e il Piemonte (che ha vietato di prendere stagisti alle imprese in crisi o in cassa integrazione).

 

18 mesi dalla laurea: cosa cambia tra prima e dopo. Chiunque, a qualsiasi età e con qualsiasi grado di istruzione, può fare uno stage. Gli studenti universitari hanno diritto ad utilizzare la propria università come ente promotore per tutta la durata degli studi e per i primi 18 mesi dopo la laurea. Dopo questo periodo, nulla vieta a un laureato di fare uno stage: però dovrà rivolgersi a un altro ente promotore, per esempio al centro per l'impiego della sua città.

 

Procedura di attivazione di uno stage. Lo stage è una convenzione tra un "soggetto protomore" e un "soggetto ospitante", che definiscono un progetto formativo con le mansioni che il tirocinante imparerà nel corso dello stage. Per ogni stage vengono attivate un'assicurazione e una posizione Inail. I soggetti promotori più comuni sono i centri per l'impiego, gli uffici stage delle università, le agenzie per il lavoro.

 

Rimborso spese. Lo stage non costituisce rapporto di lavoro: quindi per i tirocinanti non si può mai parlare di retribuzione, ma esclusivamente di somme corrisposte a titolo di compenso – definito «premio» o «borsa di studio» se l’ammontare è stabilito arbitrariamente, e «rimborso spese» quando l’impresa rimborsa solo spese effettivamente sostenute (es. per un viaggio). Ormai però le aziende chiamano quasi sempre la somma che danno ai loro stagisti «rimborso spese», intendendo una sorta di premio mensile forfettario. A livello fiscale, entrambe queste modalità sono redditi assimilabili a quelli di lavoro dipendente.

 

Stage gratuiti. A differenza di altri Paesi (come per esempio Francia, Belgio e Irlanda), in Italia la normativa non impone di retribuire gli stagisti: quindi le aziende e gli enti possono decidere di corrispondere un rimborso spese – ma possono anche decidere di non dare un euro, restando nella legalità. Sta poi a ciascuno decidere se accettare uno stage gratuito o no. Fare uno stage comporta sempre delle spese: trasporti, pranzi fuori casa, spesso anche l’affitto di una stanza (secondo i risultati del sondaggio Isfol-Repubblica degli Stagisti, quasi un giovane su tre si trasferisce in un’altra città per lo stage). Accettare uno stage gratuito, quindi, significa sostenere di tasca propria un costo non indifferente.

 

Proroghe. Al termine di un tirocinio può capitare di sentirsi proporre una proroga. Teoricamente ciò dovrebbe costituire un'eccezione – ma capita che venga utilizzato come "procedura standard", tanto che in alcuni annunci  di ricerca stagisti è indicata la durata 3+3 o 6+6. Attenzione però alla somma dei mesi: la durata totale del periodo di stage di una persona in un'azienda non può superare i limiti indicati nella normativa. Insomma, gli stage di 12 mesi non ammettono proroghe, quelli di 6 ammettono proroghe solo di 6, e così via.

 

Assunzione dopo lo stage. I dati del rapporto Excelsior di Unioncamere indicano che attualmente la percentuale media di assunzione dopo lo stage è del 9,4%. Meno di uno stagista su dieci può sperare in un contratto: lo stage quindi è una porta socchiusa – più che spalancata –  sul mondo del lavoro ed è bene non farsi troppe illusioni. 9,4% è però un dato medio: nel dettaglio, gli stagisti che hanno (un po') più probabilità di essere assunti sono quelli che vanno nelle grandi imprese (20,3% per quelle con oltre 500 dipendenti, 18,2% per quelle con 250-499 dipendenti). Le micro e piccole imprese (con meno di 50 dipendenti) hanno invece una percentuale inferiore al 7%. Informazioni che è utile conoscere prima di scegliere dove fare lo stage, anche se ci sono sempre le eccezioni e quindi anche uno stage in una multinazionale può rivelarsi un buco nell’acqua e quello in una microimpresa un successo.

 

 

 

L’impegno della Repubblica degli Stagisti. Per incentivare le aziende italiane ad utilizzare in maniera virtuosa lo strumento dello stage, la Repubblica degli Stagisti ha lanciato il «Bollino OK Stage». Il Bollino rende immediatamente riconoscibili le aziende che si impegnano a rispettare i principi della Carta dei diritti dello stagista, che individua alcuni punti fermi per definire un buono stage: per esempio, un percorso formativo serio, un rimborso spese adeguato, una buona percentuale di assunti dopo lo stage, un investimento sulla qualità piuttosto che sulla quantità. Alle aziende che aderiscono è riservata la possibilità di pubblicare sul sito www.repubblicadeglistagisti.it annunci per la ricerca di stagisti in uno spazio dedicato, che diventa così un luogo «protetto» dove i giovani possono trovare buone occasioni, evitando gli annunci poco nitidi.

 

Le aziende col Bollino. Nel 2009 hanno aderito all’iniziativa «Bollino OK Stage»: ALD Automotive, Arthur D. Little, Chiesi, Dompé, Everis, Ferrero [vedi intervista box a fianco con Fabio Dioguardi], G.D, Gruppo Nestlé Italia, Guaber, HSPI, Johnson & Johnson Medical [vedi intervista box a fianco con Laura Spagnolo], JT International, Kellogg, Leroy Merlin, PricewaterhouseCoopers, Sic Servizi Integrati & Consulenze, Startrash, Theorema, Varvel e Xenesys. E per il 2010 sono previste tante nuove adesioni! I partner della Repubblica degli Stagisti per questa iniziativa sono Cesop Communication, Gidp e lo studio legale Martone&Martone.

 

La Carta dei diritti dello stagista. E’ un quasi-decalogo con nove punti fondamentali perchè uno stage sia utile sia all’azienda sia al giovane. Eccone alcuni:

 

- Gli stagisti non devono essere utilizzati per rimpiazzare personale in malattia, maternità o ferie

 

- L’esperienza dello stage deve essere concretamente formativa per i giovani, e in particolare a ogni stagista deve essere assegnato un tutor che lo possa seguire con continuità

 

- Lo stagista deve poter avere una concreta possibilità di assunzione dopo lo stage: almeno il 30%

- Gli stagisti devono percepire un rimborso spese mensile adeguato: almeno 250 euro per diplomati e studenti universitari e almeno 500 euro per laureati.

Intervista a Fabio Dioguardi - Direttore Risorse Umane Ferrero

Intervista a Laura Spagnolo - Coordinatrice attività di recruiting e selezione Johnson & Johnson Medical

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