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Vi racconto il mio viaggio

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Elena_MerliCi sono professioni la cui natura rimane invariata nel tempo. Sono quelle che riusciamo a definire con un nome, come ad esempio "medico, operaio, fisioterapista, banchiere, impiegato". Ci sono persone che arrivano a svolgere un lavoro seguendo tappe prestabilite, perché alcune professioni richiedono di seguire un rigido percorso.

Il mio viaggio invece non segue né una rotta stabilita, né potrebbe essere inquadrato con semplicità.

Oggi lavoro a Milano e sono responsabile della comunicazione e delle relazioni esterne della Cooperativa Sociale Alatha, che si occupa di trasporto disabili. La mia passione per il sociale però ha radici lontane e ha subito numerose flessioni prima di avere un aspetto definito.

Durante gli anni universitari ho sperimentato per la prima volta la realizzazione che mi regalano la partecipazione e il coinvolgimento per le organizzazioni della società civile. A questa principale passione  ho legato quella dei viaggi e della scoperta di culture, suoni e mondi diversi dal mio, grazie a un'esperienza di studio e lavoro a Londra, alla Borsa di studio Erasmus, a Madrid e ai viaggi in Europa e in Centro America.

Le due esperienze in Africa hanno però segnato definitivamente la mia storia: quella di volontariato come animatrice in un Summer Camp in Nigeria, e quella kenyota in un orfanotrofio di bambini affetti da HIV.

Nairobi mi aveva aperto una finestra sul mondo, mostrandomi che si poteva unire passione per il sociale alla professionalità.  Insomma esisteva una professione dove riversare umanità e competenza.

La realtà con la quale mi sono scontrata fu durissima, perché per intraprendere un lavoro nella cooperazione internazionale ci vuole un'ottima preparazione teorica, ma soprattutto molta esperienza "sul campo", il mio impegno in abito sociale non era sufficiente. In attesa di essere chiamata da qualche organizzazione umanitaria, ho lavorato per il settore privato e per l'ISPI di Milano, dove ho potuto entrare in contatto con tematiche legate alla politica e della cooperazione internazionale e conoscere importanti opinion leaders e specialisti del settore, che hanno accresciuto in me la consapevolezza che questo era il mondo di cui volevo essere protagonista.

Poco dopo, e  del tutto inaspettatamente, arrivò la proposta di partire per tre anni come cooperante per Caritas Italiana, per gestire un progetto sulla disabilità in partnership con la Fondazione Don Gnocchi. Ho fatto i conti i con una cultura e una storia di un paese diverso dal mio, con molte situazioni di ingiustizie sociali e di povertà, con una guerra civile. Ho dovuto imparare in fretta una professione in un contesto internazionale altamente stimolante e competitivo. Ho provato cosa significhi essere uno straniero in terra di altri, ed essere lontano dalle sicurezze che inconsapevolmente ti avvolgono come una coperta calda quando sei a casa.  Anche grazie a un corso organizzato dall' ISPI su "Ciclo del progetto", ho imparato molti degli strumenti di management che ho poi applicato in Sri Lanka, come altrove.

La bella esperienza con Caritas si è conclusa per la voglia di riqualificarmi professionalmente e approfondire le mie conoscenze e passioni. Rientrata in Italia nel 2008, ho ripreso gli studi  con il master in "Management della comunicazione sociale, politica e Istituzionale" dell'università IULM di Milano, che ha affinato gli strumenti della comunicazione che già possedevo e me ne ha forniti di nuovi, ma soprattutto mi ha dato l'opportunità di entrare a far parte di Oxfam GB nella sede di Gerusalemme, consolidando le mie capacità comunicative, relazionali e critiche ed entrando a far parte di un contesto complesso e qualificante.

Anche se sono convinta che non esista una ricetta per trovare la giusta professione, sento di voler incoraggiare chi si affaccia al mondo del lavoro o che in parte già lo conosce. Spesso i processi che ci portano a compiere delle scelte non sono lineari, o almeno, per me non lo sono stati. La mia storia assomiglia più a un ordito di passioni, speranze, realizzazioni, ma anche di fatiche, disillusioni e cedimenti.

Il mio viaggio non è certamente concluso e sono sempre pronta ad accettare nuove sfide e a migliorarmi, perché chi diventa un professionista del sociale deve essere bravo due volte. Per sè stessi, e per gli altri.

Elena Merli

12 luglio 2011

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