Generazione Senza Niente… ma con Internet

Intervista a Pietro De Viola, autore dell'ebook Alice senza niente

- Alice senza niente è probabilmente l'ebook italiano dell'anno: credi abbia inciso di più il tema, purtroppo,di grande attualità, o la strategia di promozione che hai adottato?

Nel progetto Alice senza niente vanno sicuramente distinti due piani, due chiavi di lettura. Il primo aspetto è il romanzo. Affrontando una tematica vicina a milioni di persone era quasi scontato che molte si riconoscessero nei personaggi. La strategia di promozione è il secondo aspetto, completamente separato dal primo. È stato un planning complesso ed integrato, elaborato con un solo scopo: fare di Alice senza niente un caso nazionale. E riuscirci a costo zero.
Entrambi gli aspetti hanno rivestito grande importanza, anche se l’attenzione è adesso rivolta al libro. I lettori stanno apprezzando la mia ricerca stilistica e desiderano diffondere il romanzo, commentarlo con amici e conoscenti.
La promozione è fondamentale, ma se il “prodotto” non è valido, risulta del tutto inutile.


- Quali strumenti web hai utilizzato e quali si sono rivelati più efficaci per la diffusione del tuo romanzo?

Tutto è nato con la creazione, il 1° agosto scorso, del blog, un diario nato esclusivamente per accompagnare la diffusione del romanzo. Nel corso delle settimane ho aggiunto altri strumenti: book trailers su Youtube, account su Twitter, FriendFeed ed ovviamente pagine Facebook. Il punto di arrivo era, il sito di Alice senza niente, dal quale dal 28 ottobre è possibile scaricare gratuitamente il romanzo. Credo che tutti i canali siano stati efficaci, probabilmente perché proprio nell’integrazione vi è il massimo ritorno di contatti.


- Si fa un gran parlare di social media come strumenti innovativi per la ricerca del lavoro. L'utenza dei Professional Network come LinkedIn e Viadeo cresce di giorno in giorno: cosa ne pensi?

Credo che i social media in generale ed i professional in particolare rappresentino un’opportunità straordinaria per chi, come noi, e parlo della mia generazione, vede spesso precluse le porte d’ingresso nel mercato del lavoro. Sono strumenti che possiamo adoperare in modo diretto e immediato e, cosa che mi piace molto, a costo zero. Per riconoscere le opportunità che vi si celano è però necessario un utilizzo serio e, perché no, fantasioso. Insomma: utilizzateli immaginando di essere già nel vostro ufficio, diverranno gradini nella scala che vi condurrà al vostro prossimo lavoro.


- Nel libro racconti di come la laurea risulti paradossalmente un ostacolo al limite della discriminazione, e per le professioni in cui non necessita una competenza specifica, vengono preferiti i diplomati. Come vengono motivate tali scelte? Siamo davvero degli iperqualificati senza necessità?

Il paradosso andava svelato. Non è affatto normale un paese nel quale sia conveniente eliminare la propria laurea, frutto di sacrifici economici e mentali, pur di essere assunti. Probabilmente viviamo situazioni simili perché ci troviamo in un mercato del lavoro sconquassato, con una percentuale altissima di giovani disoccupati. Le piccole e medie imprese si sentono più sicure nell’assumere un diplomato piuttosto che un laureato, è un dato di fatto. Tutto ciò non può durare, stiamo costruendo un futuro di povertà.
Non siamo affatto “iperqualificati senza necessità”, di necessità di lavoratori qualificati ve ne sarebbe sin troppa. Il problema è che abbiamo smesso di investire, e senza nuovi investimenti i lavoratori qualificati non servono a nulla.
Ricordo a memoria una lezione di economia politica: senza investimento non vi può essere crescita.

Alice_Senza_Niente_Steampunk2- Università e mondo del lavoro sono spesso considerati come due entità lontane, che comunicano poco e male. Anche tu hai sofferto di questa situazione?

Io non ho mai avuto alcuna opportunità, negli anni dell’Università, di incontrare il mondo del lavoro. Mi chiedo se fosse così impossibile organizzare un ponte tra le due realtà o se magari alla base di tutto non vi fosse solo colpevole disinteresse.

- Cosa ne pensi delle fiere del lavoro e dei Job Meeting, dove prevale ancora il contatto diretto?

Opportunità straordinarie, esattamente come straordinarie sono le opportunità offerte dai social media. Il contatto diretto è quello che più conta, nel mondo del lavoro. Credo davvero che partecipare ad un job meeting sia la scelta migliore per chi oggi sta cercando lavoro.

- Il successo online ha avuto riscontri solo in termini di visibilità, oppure cominciano ad arrivare proposte professionali?

Come potrete immaginare, in questi due mesi sta succedendo di tutto. Sono continuamente in viaggio per colloqui, interviste, opportunità future. Accada quel che accada, di sicuro non smetterò di scrivere. E la prossima volta sarà per le librerie.

- Potessi tornare indietro, rifaresti l'università?

Rispondo di sì, ma è un sì sofferto. Le competenze sono ciò che contraddistingue una persona, ci rendono diversi e unici, sono quindi fondamentali. Ma personalmente non c’è nulla che io abbia ottenuto grazie all’Università, è stata solo la forza della mia immaginazione a farmi dire “Ci sono anch’io!

Giulio Xhaet

20 Gennaio 2011

Foto di Jake Von Slatt


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