Arriva sempre quel momento.
Il colloquio sta finendo, ti ringraziano, sorrisi di rito… e poi la domanda finale:
“Ok, hai domande per noi?”
Se la tua risposta è un classico “no, tutto chiaro”, fermati un attimo. Perché proprio lì ti stai giocando uno dei passaggi più importanti di tutta la selezione.
Nella nuova puntata di Job Learning, la rubrica di Job Meeting che ti aiuta a orientarti nel mondo del lavoro, parliamo di questo momento decisivo insieme a Fabio Pezzolla, consulente HR del Gruppo Umana, una delle aziende di riferimento nei servizi HR.
E sì, spoiler: questa è una domanda che può davvero farti spiccare.
Perché questa domanda non è “solo per educazione”
Molti pensano che sia una formalità. In realtà è un test molto più sottile.
Quando il recruiter ti chiede se hai domande, sta osservando anche questo:
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ti interessa davvero la posizione o stai mandando CV a caso
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hai capito cosa stai cercando
-
sai stare in una conversazione professionale
-
ti comporti già come qualcuno che potrebbe lavorare lì
In pratica, è il tuo ultimo spazio per fare una buona impressione quando la tensione si abbassa e la conversazione diventa più naturale. E spesso è proprio lì che si crea la differenza tra un candidato “ok” e uno che resta in testa.
Dire “non ho domande” è un passo falso?
Secondo Fabio sì, ed è più comune di quanto pensi.
Non perché sia “vietato” non avere dubbi, ma perché è un’occasione enorme per dimostrare interesse e maturità. E quando la sprechi, rischi di lasciare un’impressione piatta.
Il recruiter non si aspetta un interrogatorio. Si aspetta una persona presente, curiosa e centrata.
Le 3 domande che funzionano sempre (e ti fanno fare un figurone)
Se ti blocchi, se hai paura di dire la cosa sbagliata o se non vuoi sembrare impostato, qui vai sul sicuro. Fabio consiglia alcune domande semplici, ma molto apprezzate in selezione.
1) “Quali saranno i prossimi step del processo?”
Pulita, diretta, utile.
Ti fa capire cosa succede dopo e comunica che stai seguendo il percorso con attenzione.
In più ti aiuta anche a gestire i tempi e a non restare appeso al “mi faranno sapere”.
2) “Come viene misurato il successo in questa posizione?”
Questa è la domanda che ti porta subito in modalità “professionista”.
Non stai chiedendo solo cosa farai, stai chiedendo come farlo bene.
È un modo elegante per far capire che vuoi portare risultati e non solo “avere un lavoro”.
3) “Quali caratteristiche deve avere la persona ideale per questo ruolo?”
Qui entri nel cuore della posizione.
Ti dà informazioni vere su cosa cercano davvero e ti permette anche di collegarti alle tue competenze senza doverlo dire in modo forzato.
Se ti rispondono con “serve autonomia e problem solving”, tu puoi chiudere con un esempio concreto e restare impressa.
Perché queste domande ti fanno salire di livello
Fabio lo spiega chiaramente. Sono domande efficaci perché ti fanno apparire:
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concreto
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proattivo
-
orientato al valore
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davvero interessato
-
già dentro al mindset del team
In pratica non stai “recitando bene”, stai dimostrando che ragioni come qualcuno che quel lavoro lo vuole fare sul serio.
Il trucco è semplice: preparati prima e scegli in base al colloquio
Non devi imparare un copione. Ti basta arrivare con 2 o 3 domande pronte e usarle con naturalezza.
E se durante il colloquio ti hanno già risposto a tutto?
Puoi comunque chiudere con una domanda sul processo o su come viene valutato il ruolo. Funziona sempre e non suona mai fuori posto.
Adesso non hai più scuse 😄
La prossima volta che senti “Hai domande per noi?”, non farti trovare impreparato.
Quel minuto finale può diventare la tua occasione migliore.
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Job Learning è qui per aiutarti a fare scelte più consapevoli e affrontare le selezioni con più sicurezza.