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Quando la "conoscenza" serve a trovare lavoro

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conoscenzeAnno nuovo, vecchie abitudini. Anche quando si parla di lavoro. L’indagine Excelsior-Unioncamere La domanda di professioni e di formazione delle imprese italiane” conferma una tendenza già presente nel panorama italiano: lo scorso anno, la maggior parte delle nostre aziende ha fatto ricorso a conoscenze dirette e segnalazioni per assumere personale.

Nel 2010, infatti, il 61% delle imprese si è servita di quelli che il rapporto chiama “canali informali” per selezionare nuovi dipendenti, in misura ancora maggiore rispetto all’anno precedente (nel 2009 la percentuale è stata del 49,7%). La situazione,però, cambia a seconda della tipologia aziendale: questi strumenti prevalgono, infatti, in contesti piccoli (è la modalità di reclutamento privilegiata nel 66% delle imprese fino a nove dipendenti, mentre in quelle con oltre 500 è utilizzata solo per il 10%) e principalmente del settore industriale (se ne serve il 65% delle realtà di questo settore), mentre non ci sono grandi differenze tra aziende del Nord e del Sud.
Secondo lo studio, questa scelta è legata al clima di incertezza economica, che porta i datori a prediligere chi già ha avuto modo di farsi conoscere all’interno di un certo ambiente lavorativo, ad esempio attraverso esperienze di stage. Allo stesso tempo, però, non si può escludere che una simile tendenza possa svantaggiare chi, grazie al curriculum, ha tutte le carte in regola per ottenere un’occupazione, ma è privo della “raccomandazione” o delle conoscenze giuste.

Quali sono gli altri canali più gettonati? Al secondo posto si collocano i cosiddetti strumenti interni, cioè le banche dati aziendali, consultate nel 24,6% dei casi, in particolare in realtà di grandi dimensioni (48,9% rispetto al 22% delle piccole imprese). A seguire, ma con netto distacco, gli intermediari professionali (società di selezione e di lavoro interinale, associazioni di categoria, Internet). Per la prima tipologia, la percentuale è sostanzialmente invariata in rapporto al 2009; per la seconda, invece, si assiste a un dimezzamento. In forte diminuzione, infine, canali tradizionali (ad esempio la stampa specializzata) e operatori istituzionali, come i centri per l’impiego, oggi rispettivamente utilizzati dal 2,3 e dal 3,4% delle aziende. Nel 2009 le percentuali erano del 6,1 e del 6,2%.

Nonostante tutto, l’anno appena concluso lascia un dato positivo da non sottovalutare: il numero di imprese che ha dichiarato di prevedere assunzioni è pari al 22,5% del totale, in aumento rispetto al 2010, quando la percentuale si attestava sul 18,6%.



Chiara Del Priore


10 gennaio 2012

Foto di RainRannu

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