Come realizzare un’idea imprenditoriale?

Intervista a Stefano Besana, vincitore al Working Capital di Bologna


- Partiamo dalla fine.. o quasi. Con il tuo progetto di "Formazione tramite i Social Network" sei uscito vittorioso al Working Capital di Bologna. Cosa hai imparato attraverso questa esperienza?

E' stata un'esperienza formativa. A prescindere dalla vittoria, mi ha insegnato a concentrare tutte le idee di un progetto in pochi minuti e a sostenere le mie idee anche di fronte all'incalzare delle domande. Non ho mai avuto il dono della sintesi e credo che questa esperienza mi abbia aiutato a capire che, molte volte, scegliere con cura quello che si deve dire e prepararsi al meglio porta risultati sicuri: andare dritti all'obiettivo, mettendo da parte dubbi, insicurezze ed emozioni negative, seguendo uno stilo molto americano: in o out.

- Come ti sta aiutando Working Capital a concretizzare il progetto?

Il finanziamento è già un aiuto molto valido e importante, anche se molte volte la rete di conoscenze giuste può essere altrettanto importante per quello che si vuole realizzare.
Mi spiego: sapere a chi rivolgersi e su chi appoggiarsi, o chi coinvolgere è uno degli aspetti cruciali per lo sviluppo di un modello valido.
Sono fermamente convinto che solo attraverso il coinvolgimento di un expertise seria e qualificata si possa avere un risultato eccellente. Non ho mai creduto nel mito del genio solitario. È la collaborazione che fa la differenza tra il successo di un progetto o di un'applicazione e il suo fallimento.
E poi il difficile viene proprio adesso, come si dice: 1% ispirazione, 99% traspirazione.Working_Capital

- Il modello di intervento cosa prevede? Lo sviluppo di un modello di Network proprietario? L'integrazione con Social Network esistenti?

Il modello prevede l'articolazione in differenti fasi, la prima delle quali è una ricerca allargata che mira a indagare come le persone rappresentano e percepiscono i SN.
Si tratterà poi di analizzare con cura i dati raccolti e di partire da quelli per sviluppare un modello di intervento che metta al centro gli utenti, con le loro idee, esperienze e visioni circa l'apprendimento. Saranno i medesimi risultati a dirci quale sia la soluzione migliore. Dubito però si vada nella direzione dello sviluppo di un network, ma piuttosto di applicazioni o interfacce che sfruttino quello che già esiste. Non tanto per risparmiare su tempi e costi, quanto per avere una possibilità di diffusione e di penetrazione maggiore.

- L'idea riguarda solo i processi aziendali o credete possa interessare ed entrare anche nelle università?

Assolutamente no. È proprio una delle domande che mi sono state poste durante il Working Capital.
Le aziende sono solo una piccola parte di questo progetto. In realtà il modello di intervento si può articolare a 360° coinvolgendo anche tutti gli istituti di formazione: dalle scuole alle università, ma anche i singoli che volessero mettersi in gioco e imparare da sé.
Non dobbiamo dimenticarci che i giovani sono i maggiori utilizzatori dei SN. Inoltre, scuole e università sono le prime a poter sperimentare in questo settore, non avendo vincoli tanto stretti come le aziende.

- Se io fossi un venture capitalist con 2 minuti di tempo per ascoltarti, cosa diresti per convincermi a investire nel tuo progetto?

Quello che ho detto al Working Capital citando William Gibson: "Il futuro è già in mezzo a noi - solo non equamente distribuito". I cambiamenti ci sono già, le applicazioni anche. Non si tratta di dover inventare cose nuove o fare grosse scoperte. Si tratta di migliorare la propria consapevolezza circa il mondo che ci sta attorno e di re-inventare quello che già esiste. Un po' come e' stato fatto per la nascita di una delle più grandi invenzioni dell'uomo: Internet.

- I social network rappresentano dei validi strumenti anche nella ricerca di lavoro e opportunità professionali? Nel tuo caso ti hanno aiutato?

Assolutamente. LinkedIn (ma anche tutti gli altri) ioffrono servizi molto potenti. Già in tempi non sospetti ho scritto guide e consigli su come sfruttare questi strumenti per farsi "auto-promozione" e per posizionarsi in modo attivo sulla rete. Le aziende americane ormai, come dimostrato da una recente ricerca, si muovono solo in questo senso. L'Italia e l'Europa sono un po' più indietro, ma è solo questione di tempo prima che la la selezione dei candidati venga fatta solo on-line.
Dobbiamo smettere di pensare che l'online e l'offline siano due mondi completamente staccati e svincolati tra loro e cominciare a comportarci in rete con la stessa professionalità, serietà e coscienza con cui ci comportiamo al lavoro. Se mettiamo in gioco noi stessi e "la nostra faccia" i risultati arriveranno.

Per maggiori info sull'idea di Stefano, o se siete interessati ad approfondire l'argomento, siete tutti invitati sul suo personal site:
http://www.stefano-besana.net/

Giulio Xhaët


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