Siate trasversali

Le cosiddette competenze trasversali sono sempre più protagoniste delle selezioni aziendali
di Raffaella Giuri

Cercasi...: affermate capacità relazionali, doti di autonomia e flessibilità, spiccata leadership, dinamismo e capacità di gestire trattative complesse.
Inviare curriculum.

Annunci simili si possono leggere ogni giorno e non si tratta di richieste accessorie rispetto a quelle contenute in un curriculum standard. Sempre più aziende, infatti, investono ogni anno decine di migliaia di euro in metodologie di assessment per verificare tutto ciò che non è documentabile attraverso certificati o diplomi e che difficilmente può emergere da un semplice colloquio.

Sono solitamente definite “competenze trasversali” quelle abilità e attitudini che emergono spontaneamente quando un soggetto reagisce alle richieste dell’ambiente organizzativo. L’importanza che vi si attribuisce è legata al fatto che sono ritenute essenziali per trasformare un sapere professionale in un comportamento lavorativo efficace. In sintesi, a parità di condizioni di partenza tra neoassunti, coloro che posseggono queste caratteristiche personali si presume riusciranno meglio degli altri. Quindi, se è su di esse che le aziende si focalizzano in fase di selezione, e se sono proprio queste che possono fare la differenza tra un candidato e l’altro, meglio capire cosa sono.

In generale, si tratta di atteggiamenti e attitudini che hanno a che fare con il proprio modo di essere (saper essere) e non con ciò che si può apprendere all’università (sapere e saper fare). O meglio, l’università non si è posta sinora, se non in rari casi, il problema di formare gli studenti anche in questa direzione. Al contrario o forse di conseguenza, sono fiorite le iniziative private e quindi si è assistito di recente ad un moltiplicarsi di corsi a pagamento, più o meno qualificati.

Innanzitutto c’è la capacità relazionale, ossia quella di socializzare, creando buoni rapporti con gli altri e sapendoli gestire in modo proficuo. La capacità di gestione del tempo fa parte della più ampia capacità organizzativa che è propria di chi è in grado di gestire più progetti contemporaneamente. C’è poi la capacità decisionale che invece è strettamente collegata alle doti di leadership, le quali spiccano nei soggetti in grado non solo di organizzare il proprio lavoro ma anche di gestire uno staff. C’è poi l’abilità di tenere l’attenzione di una platea, ossia il public speacking e quella di cercare, acquisire e rielaborare dati e informazioni, ossia la capacità di diagnosi. Infine, quella che tutti desidereremmo fosse patrimonio dell’umanità: il problem solving.

Il problem solving era utilizzato inizialmente in riferimento ai problemi logico-matematici ma oggi si riferisce all’abilità di affrontare in modo efficace i problemi più diversi (organizzativi, comunicativi, pratici) e viene insegnato da diversi anni nelle aziende, nell’insegnamento, nella psicoterapia e in generale per migliorare la comunicazione tra le persone e la crescita personale. La capacità di problem solving dovrebbe sintetizzare la profondità di analisi e il rigore nell’applicazione del metodo per organizzare il proprio pensiero in modo logico e consequenziale. Consiste, quind, nella capacità di identificare il problema, scomporlo nelle sue parti essenziali, valutarne le possibili soluzioni decidendone la migliore.

In conclusione, è importante sottolineare che molto spesso possono registrarsi carenze nelle competenze trasversali anche a causa di “condizioni ambientali” che non hanno consentito un pieno sviluppo del potenziale innato in ciascun individuo. Per questo motivo, sarebbe di fondamentale importanza che il sistema educativo e formativo di un paese si dotasse di strumenti adeguati per stimolare e indirizzare, anche attraverso specifici corsi, i giovani ad avere maggiore consapevolezza delle proprie capacità.


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