Nuove sfide per gli uffici placement delle università

Quasi la metà degli uffici Placement delle università italiane non sa dove vanno a finire i propri laureati, una volta terminato lo stage che hanno organizzato per loro. Secondo quanto emerso dal programma FixO (Formazione & Innovazione per l'Occupazione) di Italia Lavoro - l'agenzia del ministero del Welfare – infatti, solo 38 strutture su 72 (poco più del 50%) possiedono informazioni relative agli esiti occupazionali di quei laureati che hanno effettuato uno stage, mentre gli altri uffici non conoscono cosa accade al termine del percorso di tirocinio. Va detto che gli uffici placement non hanno sempre le risorse umane e finanziarie necessarie per seguire, oltre agli studenti, anche i propri laureati.

Dal 2009, grazie alle strutture universitarie di placement, che hanno il compito di facilitare il passaggio dei laureati verso il mondo del lavoro, sono stati avviati oltre 26.500 tirocini. Nelle università che promuovono anche stage all'estero, inoltre, sono stati più di 1.700 i giovani che hanno scelto di fare un'esperienza fuori dall'Italia. Da questo numero esiguo di partecipanti a tirocini svolti all'estero, si apprende la scarsa propensione dei giovani alla mobilità geografica, molto più evidente per quanto riguarda la sfera internazionale. Questa situazione rappresenta una delle sfide che gli uffici placement devono affrontare, poiché di fronte ad un sistema economico sempre più globalizzato, i giovani italiani non sempre sono pronti a spostarsi oltre i confini nazionali.

L'analisi di ItaliaLavoro conferma che il tirocinio risulta uno strumento efficace anche dal punto di vista occupazionale per molti giovani che hanno seguito corsi di ingegneria, educazione fisica, economia, statistica e chimica-farmaceutica, poiché buona parte di essi riescono a entrare nel mondo del lavoro a seguito di un'esperienza di stage.

Mentre per i neolaureati con un percorso di studi diverso, lo stage ha avuto comunque una funzione formativa e di avvicinamento al mercato lavorativo.

Quali sfide si propone il placement universitario per il futuro?

Le sfide future coincidono per molti aspetti con quanto indicato nel "Piano di azione per l'occupabilità dei giovani. Italia 2020" elaborato dal MIUR. Una di esse è sicuramente l'esigenza di potenziare e rendere più efficienti i servizi di job placement delle università qualificandone i servizi e rendendo gli operatori più specializzati dato che nel nostro Paese i tempi del passaggio dal mondo universitario a quello del lavoro sono ancora estremamente lunghi e tali da causare situazioni di disoccupazione di lunga durata. Tra le sfide che FixO si propone vi è anche il ricorso all'apprendistato di terzo livello, finalizzato al conseguimento di un diploma o di un titolo di alta formazione, compresi i dottorati di ricerca. Inoltre, nella prospettiva di facilitare la comunicazione tra il sistema universitario e il mercato del lavoro è stata varata la Legge n. 183/10, che ha reso effettivo l’obbligo agli atenei di pubblicare sul relativo sito i curricula dei propri studenti, di attivare l’interconnessione a Clic-Lavoro – il motore di ricerca ministeriale per trovare lavoro - e di comunicare ogni informazione strategica al Ministero del Lavoro per un’efficace andamento del mercato del lavoro.

Queste sono solo alcune delle sfide più importanti a cui le strutture di placement dovranno trovare delle risposte adeguate al fine di rendere la fase di transizione dei giovani verso il mercato del lavoro più veloce ed efficaci.

Avete fatto uno stage organizzato dalla vostra università? Che esito ha avuto? Raccontateci la vostra esperienza.

Desirée Noto

17 febbraio 2011

Foto di G.Ottaviano


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