I laureati italiani fuggono all’estero per lavorare. Ma quanto guadagnano?

I demografi Ettore Recchi, Giulia Assirelli e Carlo Baroneualche hanno recentemente pubblicato un working paper dal titolo eleoquente Graduate Migration out of Italy: Predictors and Pay-Off, pubblicato dall’Observatoire sociologique du changement francese. Lo studio dei tre ricercatori italiani, non solo indaga sul numero dei cervelli in fuga dal nostro Paese, confutando i dati istat che dicono che un laureato italiano su venti riside all'estero a quattro anni dalla laurea, sarebbero infatti molti di più secondo i tre. Ma vanno oltre, tracciando un vero e proprio identikit del laureato che abbandona l’Italia e su quanto quest'ultimo guadagni lontano dal bel Paese. 

Nella ricerca si evince che il laureato che va all'estero generalmente proviene più spesso da università del Nord e da facoltà scientifiche come matematica, fisica, ingegneria, informatica, oppure da lingue o studi internazionali. Si è diplomato più spesso in un liceo, ha ottenuto più frequentemente un voto di 110 e lode e ha più probabilità della media di aver frequentato programmi di scambio internazionale durante gli studi universitari (come l’Erasmus). 

Ma quanto guadagna in più un laureato italiano che va all’estero? Lo studio dei tre ricercatori italiani ha preso in esame la retribuzione media di 1163 italiani che vivono oltreconfine a quattro anni dalla laurea, confrontandola con quella di chi è restato nel nostro Paese e “aggiustando” i dati in base al costo della vita delle varie aree geografiche (con il PPP conversion factor).
Il risultato: l’Italia viene battuta da ogni Stato e continente, compresa l’Europa dell'Est e i Paesi in via di sviluppo. Prendiamo i dati aggiustati in base al costo della vita: i 1816 euro netti mensili del brillante laureato rimasto in Italia diventano 2135 nel resto dell’Europa meridionale, 2248 nell’Europa settentrionale (Scandinavia, Regno Unito e Irlanda) e 2472 nell’Europa occidentale continentale (Germania, Francia, Svizzera, Benelux). Ma salgono a 2843 euro nell’Europa dell’Est e a 3161 euro nei Paesi extra Ue sviluppati (Stati Uniti, Canada e Australia) per volare a ben 5097 euro nei Paesi extra Ue in via di sviluppo. Con una retribuzione doppia, in termini di parità di potere d’acquisto, rispetto a quella di chi è rimasto in Italia.

Sarà forse il momento di iniziare a preparare la valigia? O sarà, invece, il caso di resistere provando a costruirsi un futuro solido in un paese, il nostro, che altrimenti rischia di svuotarsi?
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Federica Colucci


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